mercoledì 11 luglio 2012

Ernia inguinale nei bambini di 3 anni: la nostra esperienza


Nel mio blog, fino ad oggi, non ho mai riservato una categoria a pediatria, puericultura o metodi educativi.

Questo è uno spazio personale dove la maternità rappresenta solo una parte del tutto e gli argomenti  trattati sono sempre nati da esperienze personali recenti, legate soprattutto al gioco.


E’ ancora con questo spirito e senza la pressione di dover fornire informazioni mediche, che vorrei condividere ciò che abbiamo vissuto in questi giorni.
Abbiamo ricevuto una diagnosi di ernia inguinale lo scorso Settembre e questa è forse l’unica cosa per la quale dovrei essere grata alle insegnanti dell’asilo nido comunale, dove avevamo iscritto inizialmente Andrea.


La smania delle “maestre” di non far venire a scuola il bambino era tale,  che quando non potevano dirmi di tenerlo a casa per l’assenza di una di loro, suppongo che gli facessero una  sorta di “radiografia generale” ogni giorno, per potermi telefonare e dirmi di venirlo a prendere.
 Quella mattina Andrea piangeva disperatamente mentre era sdraiato sul fasciatoio e pare che la sua piccola ernia, in questa posizione e sotto sforzo, si vedesse proprio bene.
Mi sono sentita subito una madre  indegna per non aver mai notato una cosa tanto grave, ma ho trovato conforto dopo la visita al pronto soccorso e quella prenotata successivamente in ospedale, vedendo come i medici inizialmente fossero piuttosto scettici nei confronti di questa ipotesi.
L’ernia c’era, quindi niente sforzi e attenzione  ai sintomi di una possibile strozzatura:  dolori addominali, vomito.

Pensieri da mamma: “Perché è successo? Potevo evitarlo? Come mi comporto adesso? Come si sente e si sentirà il bambino?...bla-bla-bla…bla-bla-bla…”.
Pensieri da memmetta pasticciona: “E’ colpa mia…dove ho sbagliato? …bzz…bzzzz…non sono capace di accudire mio figlio…bzz…bzzz…Oh dio, un’operazione!”

Entrambi i controlli sono stati fatti alla Casa del Sole, una struttura ospedaliera che qualche mese dopo avrebbe dovuto trasferire alcuni reparti presso l’Ospedale dei bambini di Palermo, determinando così il primo slittamento della data dell’operazione, che si sarebbe dovuta fare appena qualche settimana dopo la visita.

La seconda data fu fissata, dopo molti mesi di attesa, in Aprile ma anche questa volta venne rimandata per un raffreddore, seppur lieve di Andrea.
L’anestesista ci spiegò che i bambini sarebbero stati sottoposti ad anestesia totale e l’intubazione avrebbe potuto spingere in zone più profonde, il focolaio di germi e/o batteri, annidato in quel momento nella zona alta del sistema respiratorio.
La prossima disponibile sarebbe stata in autunno, ma rivolta qualche preghiera all’infermiera addetta a fissare le date delle operazioni, siamo riusciti ad ottenere  un anticipo al 6 di Luglio.

Questo genere di interventi vengono considerati dayhospital, ma per i bambini tanto piccoli si richiede un giorno di ricovero, che non è previsto invece per le visite mediche di routine pre-operazione.
La  mattina del 5 ci siamo recati nel medesimo reparto per l’elettrocardiogramma e il prelievo; Andrea era sul chi vive, dato che ormai è consapevole dei brutti scherzi che possono giocarti i medici e anche se avevamo cercato di prepararlo a questo nuovo esame,  raccontandogli di una macchina speciale che ascolta il cuoricino, quando è arrivato il  momento fatidico il panico ha preso ugualmente il sopravvento.
Un pizzico di fortuna ( non ha iniziato subito a dimenarsi con forza, ma solo a protestare vivacemente) ci ha dato la possibilità di “agganciare” la sua attenzione, dicendogli che stavamo facendo una gara a chi stava più fermo.
 Andrea è molto competitivo in questo periodo, ma soprattutto vuole ricevere sempre la palma del vincitore e in certi casi questo può aiutare.
L’attenzione e la professionalità della dottoressa che si occupava del prelievo ha fatto il resto: è stata sua l’intuizione di iniziare con l’elettrocardiogramma ed ha preventivamente chiamato un’infermiera per tenere fermo Andrea.
Quattro adulti per tenere fermo un pupo di 3 anni e mezzo.
Durante il pomeriggio siamo dovuti ritornare al reparto per compilare la visita medica, quella con l’anestesista e infine per compilare la cartella di Andrea.
E’ stato in questa fase che abbiamo informato i medici della diagnosi ( disturbo generalizzato dello sviluppo – spettro autistico ), consegnato il certificato che lo attesta e chiesto di operarlo per primo, qualora la cosa non avesse creato particolari problemi.
Lo stress accumulato durante l’attesa, avrebbe potuto azzerare anche la più piccola speranza di ottenere un minimo di collaborazione.
La mattina seguente la sala d’aspetto del reparto era piena di bambini dai 2 ai 6 anni che chiedevano acqua e cibo in un crescendo di insistenza....

CONTINUA





Images: FreeDigitalPhotos.net



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6 commenti:

  1. lo sai che scrivi proprio bene... aspetto la seconda parte, questa l'ho letta in un attimo. a proposito, come sta il piccolo?
    monica c.

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    1. Lui sembra stare bene, tanto che è piuttosto difficile non fargli fare quei movimenti che potrebbero creare problemi al taglio.
      Grazie!

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  2. Anche il terzo dei miei tre figli è stato operato di ernia inguinale è entrato la mattina in ospedale ed uscito la sera...saltava come un grillo aveva 4 o 5 anni ora ne ha 15

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    1. Adesso invece il ricovero è obbligatorio o almeno qui è stato così.
      Pensa che prima di adesso non avevo mai sentito di bimbi tanto piccoli operati per ernia inguinale...

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  3. Pure io allora sono una mammetta pasticciona, avrei fatto gli stessi pensieri se non peggio... e poi avrei dovuto trattenere litri di lacrime... Quando le pulci stanno male perdo 20 anni di vita in un colpo. Dai un bacino da parte mia al piccolo combattente ;-)

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    1. E direi! Nel tuo caso poi l'ansia è anche doppia!

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