martedì 10 luglio 2012

Il buon senso di B. Spock e il metodo E.A.S.Y. di T. Hogg


Aspetti salienti di due metodi educativi messi a confronto
Discutere di educazione dei bambini non è facile. 
Dibattiti sull’argomento vedono spesso contrapporsi, infatti, i fautori di regole e schemi fissi contro coloro che lasciano poco spazio alle tabelle di marcia, adeguandosi alle richieste del bambino. 


Erano gli anni cinquanta quando B. Spock pubblicò  “Il bambino”  un libro che, a soli cinque anni dalla sua uscita, ebbe trentadue ristampe e fu tradotto in tutte le lingue del mondo.

Il manuale prende in esame ogni fase della crescita del bambino, analizza i problemi più comuni che possono presentarsi e offre suggerimenti dettati da ricerca scientifica e buon senso: Spock dà fiducia al genitore.
Fornisce spiegazioni supportate dalla sua preparazione in Pediatria e incoraggia i genitori a dare spazio anche alle proprie sensazioni, perché il bambino descritto dai manuali non è sempre identico a nostro figlio.

Spock si rivolge alle madri con tatto e comprensione invitandole ad ammettere la propria irritazione nei confronti del figlio, per poterla superare.
Mostra di conoscere profondamente le fragilità delle madri e di capire l’importanza di non nascondere sentimenti ambivalenti nei confronti della maternità.
Spock non è il fautore del permissivismo educativo, come spesso è stato descritto.
Nel volume sottolinea l’importanza della regolarità dei pasti anche per i lattanti, della moderata severità che esige buone maniere, obbedienza pronta e pulizia, ma crede che permettere al bambino di stare bene con il prossimo abbia più valore che insegnargli a ringraziare.
Spock non fornisce la descrizione di comportamenti standard da adottare nei confronti dei propri figli per ottenere precisi risultati; preferisce analizzare con molta sensibilità le situazioni più comuni e suggerisce un metodo per superare le difficoltà quotidiane.



Nel suo libro “Il linguaggio segreto dei neonati” (2001), l’infermiera e puericultrice T. Hogg, invece, suggerisce di soffermarsi sull’ascolto e la comprensione del linguaggio del neonato, fornendoci indicazioni per la comprensione dei diversi tipi di pianto e una tabella per decifrarne il linguaggio corporeo.
L’abilità descritta dalla Hogg, in realtà, necessita di una certa esperienza e sembra escludere la naturale empatia che porta la madre a comprendere il proprio bambino.
Il metodo E.A S.Y., illustrato successivamente, prevede un'organizzazione della giornata secondo momenti definiti:
E (eat), il pasto;
A (activity), attività;
S (sleep), dormire;
Y (you), tempo libero per i genitori.
Questo ciclo, ovviamente, si ripeterà più volte al giorno.
Viene illustrato come un sistema infallibile, quindi l’assenza di risultati viene attribuita sempre a qualche errore educativo commesso dai genitori. 


Images: FreeDigitalPhotos.net



Subscribe to Our Blog Updates!




Share this article!

2 commenti:

  1. argomento complesso... la letteratura pedagogica e della psicologia dello sviluppo in genere ha come soggetti i bambini dai tre anni di età in avanti. per i neonati è tutto un altro discorso, qualcosa che ha molto a che fare con il soddisfacimento dei bisogni primari... non saprei proprio quali delle direttive descritte sia meglio.
    di certo spook non ha torto quando afferma che le madri devono convivere con sentimenti ambivalenti nei confronti dei figli...
    monica c.

    RispondiElimina
  2. Secondo me non esistono metodi, ogni bambino è a sé e bisogna valutare le sue esigenze, i bimbi vogliono la mamma quello è sempre il metodo migliore! ^_^

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Return to top of page
Powered By Blogger | Design by Genesis Awesome | Blogger Template by Lord HTML