martedì 11 settembre 2012

Rain Man è l’unico modello di autismo possibile?


Questo post nasce con l’unico intento di condividere  una riflessione maturata nel tempo.
Sarà un po’ come dar voce a frammenti di immagini, riflessioni e convinzioni che giungono dal passato per accostarsi o sovrapporsi a quelle che oggi sono frutto della mia esperienza.

Conoscerete sicuramente il film  Rain Man.
Bene adesso dimenticatelo, se volete davvero  comprendere l’autismo e  accogliere degnamente quel figlio, cugino, amico, conoscente che il destino metterà sul vostro cammino.


Non ho nessun sentimento negativo nei confronti di questo film, che anzi mi piace davvero tanto, come certamente  a molti di voi.
Rain Man ha dato tanto in termini di  conoscenza della sindrome autistica, in un periodo in cui forse  nessuno ne aveva mai sentito parlare; anch’ io allora ero tra queste persone.
Allo stesso tempo, però,  ha tolto  tanto in termini di comprensione  ed oggi per molti genitori è davvero complicato comunicare  il proprio disagio, quando dall’altra parte c’è sempre qualcuno che con molta presunzione e superficialità  ( diciamolo pure... )  ritiene di conoscere l’autismo in virtù del fatto di aver visto il film citato.
Oggi posso dirvi che non sarebbe sufficiente neanche un articolo, un servizio televisivo, l’intervista ad un papà e forse neanche un solo libro.

Dustin Hoffman  è un grande attore e da vero professionista ha visitato Istituti e frequentato  le famiglie di alcuni soggetti autistici.
La sua interpretazione è impareggiabile!

Quando lo vidi da ragazzina e anche molti anni dopo, non potevo sapere che lo sforzo maggiore richiesto per questa interpretazione era soprattutto di  comprensione profonda della sindrome  e che il suo personaggio è tutt’ora uno dei più credibili perché ha colto e interpretato molto bene il modo di sentire, vedere ( o non sentire e non vedere ) degli autistici.

In cosa consiste allora il problema creato nel tempo da questo film?
E’ molto semplice: pensare e convincersi  del fatto che Raymond rappresenti l’autismo, mentre invece ne ha voluto raccontare solo una parte.
Tutti sono  arrivati a credere che i bambini, i ragazzi e gli adulti affetti da questa sindrome vivono costantemente  chiusi  “in un mondo tutto loro”,  inaccessibili e placidi se ogni loro rituale viene rispettato, con reazioni di eccessivo rifiuto se qualcuno li tocca e nessun contatto oculare.
La realtà invece è molto più complessa e le combinazioni possibili tra capacità e deficit sono davvero molteplici.

1) Un soggetto come Raymond parla, anche se comunica pochissimo, ripete frasi in maniera ossessiva ed è ecolalico.
Nella realtà molti autistici non parlano e imparano a comunicare i loro bisogni essenziali utilizzando ausili come i simboli PCS (Picture Communication Symbols) che consistono in disegni molto semplici accompagnati dalle parole corrispondenti al loro significato.

2) Raymond non comprende molte cose  che per noi sono elementari, ma allo stesso tempo possiede delle capacità di memoria e calcolo eccezionali, che fanno di lui un savant. Sembra che il personaggio sia ispirato a Kim Peek, un  uomo nato con una macrocefalia associata a danni al cervelletto e un'agenesia del corpo calloso, in grado di leggere di eseguire calcoli complessi e memorizzare una gran quantità di dati. Kim Peek era un idiot savant, mentre il personaggio a lui ispirato rappresenta un uomo con la sindrome autistica.
Nella realtà circa il 60% degli autistici presenta ritardo mentale e nessuna  abilità fuori dal comune.

3) Raymond ( e Andrea, il ragazzo  autistico del libro “ se ti abbraccio non avere paura”) può vantare una condizione  fisica nella norma.
Nella realtà molti autistici manifestano fin dalla prima infanzia disturbi gastrointestinali anche molti gravi e problemi di assimilazione.

Inoltre:
alcuni ragazzi autistici dormono pochissime ore, costringendo i propri genitori a giornate interminabili.
Il soggetto autistico viene identificato come colui che può girare per ore una cordicella o restare immobile a fissare il movimento delle foglie.
Molte persone però non sanno che i bambini autistici possono essere al contrario, iperattivi e manifestare atteggiamenti "aggressivi": girano, saltano, gridano, rompono…

Gestirli e impegnarli è un’impresa ardua e le famiglie si ritrovano sole ad affrontare tutto questo, abbandonate da parenti e amici soprattutto quando il bambino è piccolo.

Perché accade questo?
Perché Raymond è placido, assente e scostante, quindi quel piccolo terremoto non può essere autistico.
Ha un pessimo carattere (come il nonno, il bis-nonno, il cugino del fratello del trisavolo…magari è anche viziato, anzi, lo è sicuramente…è colpa tua!)
Vedi come interagisce? Mi guarda, mi parla, non è “in un mondo tutto suo”.

Questa sera ho visto il film sulla vita di Temple Grandin ( 2010 - HBO - diretto da Mick Jackson).
Quando ho saputo per la prima volta dell’esistenza di un libro scritto da una persona autistica sono rimasta letteralmente a bocca aperta: “E’ mai possibile che gli autistici possano raccontare qualcosa di loro stessi?”.
Sembra proprio di sì.

Temple Grandin si è laureata, è diventata una professoressa di scienze animali dell’Università Statale del Colorado e tiene conferenze sull’autismo in tutto il mondo.
Questa donna è affetta da sindrome autistica, ma è molto diversa dal personaggio che ha fatto conoscere l’autismo, attraverso il film Rain Man.
Senza dubbio è un altro esempio felice, perché Temple  da adulta riesce a conquistare l’autonomia, a studiare, a lavorare e perfino a ricoprire  ruoli  elevati nella sua professione.
Ripeto, è un altro esempio felice, ma quanto meno è un altro esempio.
Temple ruotava su se stessa, urlava, scalciava, picchiava gli altri e fu anche espulsa dal liceo per questo.
Nel film si comprendono bene (certo, ammesso che si voglia capire…) le difficoltà, il disagio, la stanchezza e il dolore delle persone che si occupavano di lei.

La storia di questa donna straordinaria potrebbe aggiungere una pennellata di rosa al quadro stucchevole che vuole i bambini autistici come esseri speciali messi nelle culle dalle fate, al posto dei bambini normali.
E’ vero potrebbe, perché la superficialità generale è tale che qualcuno potrebbe anche pretendere che tu ti senta fortunato nell’aver avuto un figlio autistico (fortuna no, però…).
La visione del film “Temple Grandin, una donna straordinaria” avrà comunque il merito di offrire un esempio alternativo per comprendere una  sindrome tanto complessa che sta’ “mietendo numerose vittime” sotto  lo sguardo stranamente indifferente delle istituzioni.





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6 commenti:

  1. Effettivamente Rain Man ha fatto conoscere una realtà che, per chi come me è ignorante in materia, è divenuta praticamente "l'esempio classico". Grazie per questo post, per i tuoi chiarimenti, la tua esperienza e il suggerimento di questo film che mi piacerebbe vedere.
    Quanto alle istituzioni... che schifo, una vergogna!

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  2. Un bellissimo film, commovente e molto realistico. le nostre istiuzioni in questi ed altri casi sono un vero disastro

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  3. Bellissimo post Lety che fa riflettere, da condividere subito perchè le persone devo iniziare a sapere e non stare nell'ignoranza!

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  4. complimenti, bellissimo post, hai centrato in pieno un bel problema: la poca informazione sull'autismo che normalmente circola è quella che deriva dal film, che per ovvie necessità mostra un miliardesimo di questo mondo complesso. persiste ancora troppo spesso l'associazione tra autismo e raymond, ed è anche vero che visto gli anni in cui è uscito il film non possiamo che riconoscergli anche il grande merito di aver portato nelle orecchie di tante persone la parola autismo per la prima volta.
    il film di temple grandin è per caso quello del percorso delle mucche?
    monica c.

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  5. Sono arrivata al tuo post cercando agenesia del corpo calloso e autismo (mio figlio ha l'agenesia che gli provoca alcuni sintomi dello spettro autistico).
    Non conoscevo il film di Temple Grandin, lo cercherò e lo guarderò, grazie!

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    Risposte
    1. Ciao Anna,
      sono felice che tu abbia deciso di lasciare un commento, anche se il blog non offre informazioni sull'agenesia del corpo calloso.
      Il film chiarisce molti aspetti dell'autismo ed è utile se non ci dimentichiamo mai, che quella presentata è solo una parte dello spettro.
      Grazie a te per la visita e spero che tornerai a trovarmi.
      In bocca al lupo per tutto!

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