lunedì 21 gennaio 2013

Come organizzare il ritorno a casa dopo il parto (seconda parte)

Nella prima parte di questa chiacchierata sul ritorno a casa dopo il parto, vi avevo accennato che avrei aggiunto altri appunti e riflessioni, su tutte quelle cose che si possono organizzare per  semplificare la routine quotidiana, fino alla completa ripresa psicofisica.


Mi sembra giusto ribadire, per coloro che non hanno letto il primo post, che quelli qui riportati sono i suggerimenti che avrei voluto seguire io stessa, perché solo dopo aver vissuto quella fase molto delicata posso dire cosa mi avrebbe aiutata o, in ogni caso, quale tentativo valeva la pena mettere in atto.

La prima cosa da far accettare ad una neo mamma è che, probabilmente, non sarà in grado di far tutto da sola fin da subito.
Sia che usciate dall’ospedale dopo due giorni senza troppe complicazioni, sia che ne usciate dopo otto, perché per ben due volte vi hanno ricucita male,  provocandovi un trombo (come è accaduto alla sottoscritta), durante le prime settimane di vita del bambino, sarebbe utile organizzare  le cose  affinché non vi manchi un po’ di aiuto.
Nessuna di noi forse lo ammetterebbe mai, ma in casi simili viviamo l’aiuto come una sconfitta.
La verità è che abbiamo tutto il resto della vita per dimostrare (se mai ce ne fosse bisogno) che siamo delle madri capaci e non dobbiamo, necessariamente, iniziare dal primo giorno di vita di nostro figlio.

Appena tornata a casa, dopo quella degenza lunga e infernale a causa dell’inettitudine di medici e infermieri, la prima cosa che feci dopo essere tornata a casa, fu di mettere in lavatrice i vestiti.
Risultato: mia madre iniziò a criticarmi perché non mi ero distesa subito a letto; io mi arrabbiai come una bestia perché lei mi diceva cosa dovevo fare, anche adesso che ero diventata una mamma!
Il mio era solo un bisogno comprensibile (in genere) di riprendere il controllo della situazione, ma ignoravo completamente che la mia vita non sarebbe stata più quella di prima e che quindi avevo bisogno di aiuto per riprendermi, abituarmi e riorganizzarmi.
Per nove mesi abbiamo immaginato un ipotetico bambino, inserito nei vari momenti della nostra quotidianità collaudata e… sembrava che tutto potesse funzionare.
Nella realtà spesso accadono cose molto diverse.
Potrebbe accadere , ad esempio, che arrivate a casa con il nostro fagottino, in un momento qualsiasi della giornata o di quelle successive, ci colga all’improvviso un senso di smarrimento: “ E adesso che faccio?”.
Ricordo alla perfezione in luogo, il momento e la circostanza in cui è accaduto a me e vi assicuro che non è stato mentre piangeva.
Andrea non c’era neanche.
Tutto questo per dirvi che all’inizio non dovreste sentirsi in colpa se chiedete aiuto, se ammettete di non farcela o se vostro marito magia da giorni cibo scongelato.

Organizzare anche gli aiuti che riceveremo, non dovrebbe farci sentire strane o inadeguate, ma solo delle donne con un gran cervello.
Su questo punto non lasciate nulla al caso, per carità!
Non vi cullate sul fatto di avere quattro cognate (di cui una  single per scelta, magari… ) due sorelle, cinque cugine, nove amiche…potrebbe non farsi avanti nessuno per aiutarvi oppure, pur volendo, potrebbero avere difficoltà ad accontentarvi sul momento.
Almeno un mese prima della data stabilita per il parto, iniziate a valutare la disponibilità delle persone scelte e organizzate, anche per sommi capi, l’aiuto da ricevere nelle settimane successive.
Potrebbe essere un pomeriggio del giorno libero dell’amica, un’ora al mattino per la cognata che prende servizio dopo pranzo o un paio di ore prima di cena per la sorella che lavora di mattina.
Tenete conto che stiamo parlando di un periodo piuttosto breve come 20 giorni ( più o meno, a seconda dei casi)  in cui ogni persona potrà rendersi utile, offrendo alla neo mamma anche soltanto poche ore al giorno / settimana.

Il bambino sarà un mondo da scoprire anche per il vostro volenteroso aiuto, ma si può familiarizzare  molto prima con tutto quello che servirà per accudirlo.
Potreste mostrare, dunque:
- la “famosa” organizzazione del fasciatoio
- dove avete riposto la biancheria del neonato
- che genere di sterilizzatore avete acquistato (imparate insieme come si usa)
- la parte della credenza dove avete conservato il latte in polvere (per ogni evenienza)
- lo sportello della cucina dove sono conservati biberon e contenitori sterilizzati, per conservare il latte materno.
Questo dovrebbe evitare confusione anche nelle situazioni più pressanti e, in ogni caso, può offrirvi maggiori occasioni di riposo.
Anche una sola ora di aiuto, può rappresentare la differenza tra fare un rilassante bagno caldo e una doccia, in fretta e furia.
Ripeto: fatevi aiutare, perché avrete tutta la vita per fare le brave mamme.

P.S. “Non ci sono più le donne di una volta” dirà qualcuno.
“Una volta le donne facevano tutto senza aiuto” dirà qualcun altro.
Ma ne siamo proprio sicuri?
Ne riparleremo prossimamente…



Images courtesy of digitalart / FreeDigitalPhotos.net





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3 commenti:

  1. Che bel post.. peccato che io non potrò mai farlo mio. Un abbraccio immenso e un felice pomeriggio. :*

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  2. Se tornassi indietro..ero cosí giovane e cosí innamorata di quel fagottino da esserne quasi intimorita. Mia madre mi ha aiutato tantissimo, forse anche troppo. Anche le mie amiche, non sono mai mancate. ma se tornassi indietro cambierei comunque tante cose: Ma non potrei amarli di piú. Con Giulia Andrea, é stato giá diverso. Un altro grande amore a prima vista.

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  3. Che bel post.. quanti ricordi hai acceso..

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