domenica 24 febbraio 2013

Una domenica qualunque

Non saprei spiegarvi la ragione, anche perché non è chiara neanche a me, ma la domenica è sempre una giornata difficile per noi.
Non c’è scuola, non c’è lavoro fuori casa, le pulizie non vengono neanche contemplate, però qualcosa va sempre storto.
Non sono sicura che la causa sia da imputare a ipotetiche aspettative deluse, perché apparentemente sembriamo non averne.
Per noi anche il “sabato del villaggio” non esiste più da tempo.
Eppure ho come l’impressione che ogni domenica si lotti contro un malumore strisciante.
 


Alcune volte sembra tutto molto chiaro: l’antecedente della lite, le provocazioni che hanno portato alla reazione nervosa ecc.
Molte altre, invece, non si capisce cosa sia accaduto e quale sia stata  la causa scatenante di un magone, di una spiccata esasperazione da frustrazione o della logorrea del piccolo di casa che, giusto quel giorno, tocca vette inimmaginabili per i comuni esseri umani, provvisti solo di parola.

Con dispiacere sento cristallizzare in me un’equivalenza tra domenica e malessere, che la scorsa settimana ho cercato di combattere, impegnando la mente nell’organizzazione di una improbabile giornata fuori casa.
Vi risparmio i dettagli della mia strampalata scaletta giornaliera, mentre invece desidero condividere almeno un pizzico di “pensiero positivo”.
A dispetto delle difficoltà oggettive che abbiamo da anni tutte le volte che decidiamo di mettere un piede fuori casa (o siamo costretti a farlo), devo ammettere che “cambiare aria” spesso è il primo passo verso l’auspicato “cambio di umore”.
Certo! Non accade automaticamente ogni volta, ma questo non è un buon motivo per non tentare.

La scorsa domenica c’era tutto: un pupo non troppo raffreddato, delle condizioni metereologi che  discrete, un pizzico di voglia di fare.
Non restava che decidere COSA fare.
“Andrea non ha mai visto le navi da vicino…potremmo andare al porto”.
La proposta di Piero è stata accolta con entusiasmo e così siamo usciti.

Al porto non c’è molto da vedere e devi stare attento a pericoli vari, oltre non disturbare un eventuale imbarco di veicoli e passeggeri.
Nonostante ciò, la curiosità e l’entusiasmo di Andrea hanno riempito ogni vuoto.
C’è stato un momento in cui abbiamo constatato che forse quella non era stata una scelta di tutto riposo per i nostri neuroni affaticati, ma lo abbiamo detto col sorriso sulle labbra, quindi andava bene così…
Per intenderci, un luogo come il porto, apparentemente privo di stimoli se non per le grandi navi armeggiate, per un bambino che coglie soprattutto i particolari diventa uno spunto per raddoppiare il numero delle sue domande.
In questo  caso però, la raffica di parole trova una giustificazione nel desiderio di conoscere e anche per noi diventa più piacevole assecondarlo.
Nella vita di tutti i giorni le cose vanno in maniera diversa, ma vi spiegherò meglio questo aspetto del piccolo in altre occasioni, quando sarà più utile approfondire l’argomento.


Per ora vi racconto soltanto che subito dopo la visita al porto abbiamo fatto merenda al bar: eccolo, nella foto in alto, dopo aver reclamato la sua porzione di profiteroles e per tutto il tempo la “conversazione” fra noi, non c’è stata altro  che una raffica di domande sul murales che vi mostro in foto.


Si accettano suggerimenti per superare indenni le prossime domeniche…






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13 commenti:

  1. Ahhh sul murales posso immaginare le domande! Quante cose da raccontare, quanti dettagli interessanti e accattivanti cara! E' un amore davanti a quei profiteroles. Si, ti do ragione, a volte 'cambiare aria' leva un po' di malinconia e di incomprensioni che delle volte le domeniche portano con se. Forse perchè si tende a 'sfogare' tutto ciò che i ritmi della settimana non permettono, una volta tutti insieme (paradossale ma è così!) e non ci si rilassa mai!! E' bello che il tuo piccolo adori i dettagli.. il cuore delle cose. In fondo è proprio un pregio, per capire il mondo :) Ti abbraccio, buona settimana tesoro..

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    1. Questa dell'"eccessiva" attenzione per i particolari è una cosa sulla quale ho avuto modo di riflettere ultimamente.
      Era emersa anche nel corso di un precedente ricovero in una struttura specializzata e mentre la neuropsichiatra la vedeva con sospetto, per lo psicologo era solo una conseguenza della "bella intelligenza" del piccolo.
      Non ho più pensato alla cosa, ma è ritornata dopo il secondo incontro con la logopedista (abbiamo iniziato da poco e presso studio privato) durante il quale è emerso subito che Andrea coglie i particolari di un'immagine mostrata e non l'insieme.
      Per notare l'insieme bisogna spingerlo molto.
      Per la dottoressa, ovviamente, questo è un aspetto sul quale lavorare, perché è un grosso limite.
      Ti dico con tutta onestà che per la prima volta ho temuto un attimo per l'intervento su una delle sue "peculiarità".
      Fermo restando che dobbiamo viveve in questo mondo e quindi dobbiamo adattarci ad esso, ammetto che non sono sicura della non utilità di questa visione dal particolare al totale.
      Su aspetti simili si sta molto discutendo negli ambienti medici, perché in molti casi ci troviamo di fronte a veri e propri modi di usare la mente differenti.
      Non vado oltre perchè sono molto ignorante in materia; tempo fa ho seguito un seminario dove è stato preso questo argomento alla fine, ma non ho mai scritto nulla perché non ho abbastanza informazioni.
      Ciao ely e grazie per lo spunto!

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  2. io ho trovato la dimensione ideale per godermi la domenica, avere il lunedi come giorno libero.....
    a presto

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    1. Ottima soluzione!
      Ciao e grazie per il commento.

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  3. Letizia, quanto ti capisco!!! Io ho Gaia che definire logorroica è poco, non chiude mai (ed è veramente mai) la bocca, sua sorella parla un pelo meno ma non è che ci si guadagni molto. Da questa mattina ad ora non sono state zitte neppure un minuto... Quanto al cambiare aria, siamo in un periodo difficile, non fanno che litigare e picchiarsi anche quando siamo in giro. Una tortura. :-(

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    1. Certo, se si azzuffano è un problema.
      Tutti dicono che sono fasi e quindi passeranno...che dici, aspettiamo? ^_^

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  4. almeno il tema del murales evoca storie leggendarie di antica memoria, si intravvede un nettuno che spunta dal mare e una imbarcazione... forse un passo dell'odissea, comunque ci si può inventare molte storie. peggio se era pittura astrattista o cose del genere...
    bel racconto, in ogni caso, a parte lo stress delle domande...
    monica c.

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    1. Hai proprio ragione e infatti sarei stata ben felice di raccontargli qualcosa, ma il problema è proprio questo.
      Si parte da un interesse reale e le prime domande sono anche piacevoli.
      Ad un certo punto, forse per richiesta di attenzione (anche se sono pronta ad ascoltarlo), forse per difficoltà o incapacità di dialogare (accade anche questo), forse perché potrebbe trattarsi di una stereotipia verbale, finisce sempre che la stessa domanda te la ripete una decina di volte nell'arco di venti minuti e, credimi, questo logora la pazienza.
      Ciao Monica e grazie per il commento!

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  5. A mè piace tanto la Domenica, è l'unico giorno che mi posso godere la famiglia, si cerca sempre qualcosa da fare fuori casa, complimenti per il tuo post

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  6. non mi dici niente di nuovo, spesso per noi la dmenica è proprio come la descrivi in questo post, bisogna mettere insieme troppe cose e dimenticarsi che si è stanchi morti da una settimana già p
    esante!!!!!

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    1. E' vero, la stanchezza si fa sentire e spesso le conseguenze sono magoni e litigi, ma per fortuna non è sempre così.
      Molte volte poi, ognuno di noi riesce a trovare in sé delle risorse inaspettate.
      Ciao e grazie per il commento!

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