martedì 27 agosto 2013

Il film Turbo - comportamento problema al cinema con Andrea

Come avevo annunciato nel post "Film Turbo-recensione, impressioni e disavventure", ecco la seconda parte del racconto del nostro pomeriggio al cinema.

Ho scattato una foto del mio “Bello Patato” perfettamente inserito in quell'habitat, quasi un'ora prima che si manifestasse il comportamento problema di cui vi parlerò a breve.



Gli avevo parlato del film, aveva visto il promo e quando ho proposto di andarlo a vedere, si è mostrato contento.
Abbiamo superato quasi indenni la fase (lunghissima) dell’acquisto dei biglietti e quella, altrettanto lunga, della pubblicità imposta prima dell’inizio del film.


Ha seguito tutta la prima parte sgranocchiando i suoi pop corn e, durante la pausa, ha voluto raggiungere gli altri bambini, che nel frattempo avevano occupato il palco sotto lo schermo, correndo avanti e indietro: a turno, sono caduti quasi tutti.
Ecco i piccoli fast and furious...


L’inizio del secondo tempo, dunque, ci ha visti impegnati a gestire la carica di adrenalina accumulata da Andrea in quei pochi minuti di corsa: parlava a voce alta, non riusciva a stare fermo e chiedeva  quando sarebbe potuto scendere di nuovo giù, per giocare con i bambini.
Per fortuna il secondo tempo di Turbo è stato abbastanza avvincente da catturare la sua attenzione fino all’epilogo del film, momento in cui abbiamo pagato il conto di tanta “normalità”.

Comportamento problema in arrivo!!!


Allora, siamo nel momento del film in cui vedi il tuo piccolo eroe che lotta per realizzare il suo grande sogno e la partecipazione emotiva ha raggiunto livelli molto alti.
Gli autori del film Turbo, hanno pensato bene di prolungare questo momento, con altri due colpi di scena (avete presente “Attrazione Fatale”? Ecco…) e quando finalmente si giunge all’epilogo, nella sala del cinema si è udito un sospiro di sollievo generale.

Io invece, pochi secondi dopo, ero alle prese con la reazione assurda di un bambino quasi completamente fuori controllo.

Ha preso la bottiglietta di acqua, ha tolto il tappo e lo ha lanciato davanti a sé, ma non ho fatto in tempo a vedere se qualcuno è stato colpito o si è accorto del lancio, perché mi sono quasi fiondata su di lui per bloccargli le braccia ed evitare che volasse anche la bottiglia.
Le gambe però erano libere e ha pensato bene di utilizzarle assestare qualche calcio che, ringraziando il cielo, non ha raggiunto nessuno.

Sono abituata a reazioni simili da parte di Andrea; le ha fin da quando era piccolissimo e io mi sono dovuta adattare ad una condizione di continua vigilanza per evitare conseguenze più o meno gravi, ma in genere  queste reazioni si manifestavano quando c’era (nei cartoni animati) la scena di uno sforzo esagerato, un crollo o la distruzione improvvisa di qualcosa.
Al di là del fatto che queste reazioni sono ormai piuttosto rare (tanto che oggi vede più cartoni animati), devo ammettere che in quell’occasione non mi aspettavo di dover gestire tanta rabbia.
Credetemi, ormai sono diventata così veloce e previdente, che avrei potuto afferrare la bottiglietta prima di lui, ma questa volta non me l’aspettavo proprio una reazione tanto negativa, dopo mesi che non ne ha una alla vista di un cartone, e per di più in seguito a una scena dall’epilogo felice.

Immediatamente l’ho fatto sedere sulle mie gambe, per controllare e bloccare ogni tentativo di colpire qualcosa, mentre gli dicevo a bassa voce e con fermezza che doveva far cessare immediatamente quel comportamento: "Finito il film ne parliamo, ma adesso smettila subito!”.
Mi ha ascoltata, ma era pronto a scattare ancora, lo sentivo e lo vedevo, quindi non ho più potuto abbassare la guardia, finché non siamo risaliti in automobile.
La sua emozione era ancora in circolo (in bagno ha dato un calcio alla porta) e, come di consueto, sarebbe stata viva e presente ancora per molte ore.

Per tutto il tragitto di ritorno, non ha fatto che brontolare e insultare tutto quello che gli capitava a tiro; io e suo padre, ovviamente, siamo stati i bersagli più facili da colpire.
Il mondo faceva schifo, i colori facevano schifo, tutto era brutto o stupido, il tutto intervallato da scatti, provocazioni, suoni e urla senza senso, ma con un obiettivo preciso: farci perdere la pazienza.

Il pupo non sa che, proprio in questo periodo, sto leggendo alcuni capitoli del libro “Passi per l’indipendenza” e che quello dei comportamenti problema ho cominciato a studiarmelo con attenzione: l’ho ignorato.
E’ molto difficile, ma è l’unica strada; non ce ne sono molte altre…

Tornato a casa, dopo la pipì, la doccia e un rimprovero forte e risoluto (e cavolo, doveva per forza strizzarmi il seno!) è sembrato più tranquillo.
Ha preso lo sgabello verde, si è disteso a pancia in giù, ha infilato le gambe in mezzo a quelle dello sgabello, ha iniziato a strisciare (o almeno ha provato a farlo).
In questo modo è arrivato da me, con una faccia da schiaffi, un sorriso felice e mi ha detto: “Indovina chi sono?”.




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3 commenti:

  1. Amica mia.. immagino il tuo disappunto in una reazione così immediata che non ti aspettavi. Ma sai, sono veramente fiera di te per come stai imparando a gestire i comportamenti più problematici del tuo tesorino. Sei un esempio, sei un aiuto enorme per chi ti legge, per chi si trova a condividere con te queste esperienze. <3 E poi.. loro si sanno sempre, sempre far perdonare.. ehhh quegli occhietti ;) TVTTTTTB stella dolcissima <3

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  2. Questa tua testimonianza è davvero importante per tante mamme!
    La tua forza e determinazione sono un esempio per tutti, sei stata davvero brava a reagire in modo così fermo a una crisi del genere.
    Non mi è ancora capitato nulla di simile in vita mia, ma ora non potrò certo dimenticare come ti sei comportata tu!
    Con i bambini non si può mai cessare di essere vigili, con quelli speciali come il tuo Andrea ancora peggio.
    Ma sono certa che tanta fatica ed apprensione venga poi ampiamente ripagata: come si fa a resistere alla loro simpatia e tenerezza?!?! ;-)
    Ti abbraccio grande mamma!!!! :-*

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  3. Ciao Letizia, finalmente mi sono fermata a leggere a ritroso un po' della vostra storia e mi sono ritrovata in più di una situazione. Credo tu abbia una grande consapevolezza, una grande capacità di analisi e di reazione. Mi sarebbe piaciuto avere la tua stessa competenza nel rispondere alle crisi di mio figlio, ma ci ho messo molto più tempo per comprenderne le dinamiche. Siete già un'ottima squadra, complimenti davvero.

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