lunedì 28 ottobre 2013

C’era una volta in Sicilia: pruni incartati, cona, pupi di zucchero, ossa di morto & co

Ci sono usi legati alla tradizione di un popolo, che spesso si perdono nel tempo e nella memoria, senza una ragione apparente.
La ragione, in realtà,  risiede unicamente nel cambio di abitudini, che procede in modo lento e inesorabile, conseguenza di nuove offerte e maggiori possibilità.
Per farla breve, quando più di settant’anni fa i dolciumi non erano alla portata di tutti, la frutta secca era considerata una leccornia, più di quanto non lo sia oggi e per questo ragione veniva offerta ai bambini nel giorno dei Morti, che qui in Sicilia  è (era?) una festività dedicata più ai piccoli, che non agli adulti.

I pruna incartati di Monreale




Mentre la susina Sanacore (susina bianca di Monreale) si prestava ad essere consumata come frutta fresca, la varietà ancora più dolce e profumata degli Ariddi di Core, era legata a preparazioni dolciarie semplici e metodi di conservazione particolari, che consentivano il consumo del frutto durante la stagione fredda.
Gli Ariddi di Core, scelti con cura al giusto grado di maturazione, venivano incartati dalle abili mani femminili con carta velina e spago, seguendo un procedimento particolare, che conferiva al prodotto finito l’aspetto di un salamino.

Le abili mani di mia suocera mentre incartava le susine

Le susine così avvolte, si offrivano in  famiglia la mattina del giorno dei morti,  all’interno di un cesto, la “cona”, che conteneva le altre prelibatezze del tempo: fichi secchi, castagne, noci e un paio di scarpe o un maglione, per chi ne aveva bisogno.

I doni nella cona venivano gustati da tutta la famiglia, ma erano prima di tutto una  sorpresa per i bambini, che dovevano iniziare la ricerca di questa specie di cesto dell’abbondanza, per tutta la casa.
“pruna incartati” , il loro sapore e ciò che li rendeva tanto speciali, sono immagini sbiadite relegate in un passato neanche troppo lontano, conservate quasi esclusivamente negli affascinanti racconti di chi conserva, oltre ai ricordi, soprattutto la voglia di ricordare e raccontare.

Negli ultimi anni, la passione di alcuni agricoltori del luogo, soprattutto delle nuove generazioni, ha consentito il recupero di antiche ricette e del metodo che consente di incartare e far seccare  in modo naturale, gli Ariddi di Core.
L’auspicio è che tale produzione resti patrimonio del popolo monrealese;
la speranza è che la produzione venga incrementata ed esportata;
il desiderio è che la susina bianca di Monreale e l’Ariddo di Core in particolare, vengano rivalutate con tutte le loro tradizioni.

I Pupi di zucchero

(a sx) lo stampo per i pupi di zucchero chiuso dagli elastici - (al centro) la parte interna dello stampo - (a dx) il pupo di zucchero decorato

I dolci della tradizione siciliana legati al Giorno dei morti, sono veramente tanti e, per la maggior parte, comuni a tutte le città e i paesi della regione.
E’ altrettanto vero, però,  che ogni zona ha il suo prodotto tipico.
Vi faccio un esempio: io sono nata a Catania e ricordo il tavolo della stanza da pranzo ricoperto per metà (nelle annate buone) di frutta secca e diverse varietà di biscotti.
C’erano gli “ossa di morto”, che non mi piacevano perché erano durissimi e avevano un sapore, secondo me, insignificante.  Sono quelli che su una base di biscotto ambrato, hanno attaccato un altro biscotto di colore bianco e che ha sempre forme diverse (quando potrò, scatterò una foto appositamente per farveli vedere).
C’erano anche i biscotti morbidi, grandi e rotondi, a base di albume e mandorla.
Infine, non mancavano mai quelli che, ancora oggi, sono i nostri biscotti preferiti: le “rame di Napoli” (non mi chiedete il significato, lo ignoro).
Di questi ho una foto e sono sicura che guardandoli capirete subito perché si meritano la palma dei vincitori.


Rame di Napoli
Si tratta di un biscotto talmente morbido, che la sua fragranza ricorda la torta al cioccolato senza uova, che ho pubblicato tempo fa.

Oltre a questi squisiti biscotti legati alla tradizione del giorno dei morti, non ricordo altro e soprattutto sono sicura di non aver mai ricevuto dai miei genitori i pupi di zucchero, ancora oggi tanto famosi nel palermitano.
Qualche giorno fa abbiamo visitato, per la prima volta, il museo delle marionette di Palermo, che in occasione di questa festività, ospitava fotografie e filmati sulla lavorazione dei famosi e antichissimi pupi di zucchero.
Mostra fotografica sulla lavorazione dei pupi di zucchero al museo delle marionette di Palermo

Come vedete abbiamo una tale abbondanza di tradizione da poterne esportare (magari negli Stati Uniti, che ne dite?) e sebbene io non sia una fautrice della chiusura nei propri usi e costumi, ammetto di sentire come una necessità quella di tenermi stretto ciò che di semplice e pulito arriva dal passato della mia terra.
Nulla da dire contro il “dolcetto o scherzetto” di Halloween, dunque, ma pretendo che non sostituisca il giorno dei morti. Ecco tutto.




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2 commenti:

  1. Risposte
    1. Marito, va bene che a casa chiacchieriamo di quasi tutto quello che scrivo, ma qualche parola in più potevi lasciarla ;D

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