lunedì 5 maggio 2014

Io decluttero… anzi, declutteravo

La fase di interesse per il decluttero ha subito una battuta di arresto, a dispetto dei buoni propositi e dei benefici che ne ha avuto la mia casa e…la mia mente.

Sì, perché alcune persone hanno bisogno più di altre di schemi per le faccende domestiche e/o la preparazione dei pasti, nonché di una buona organizzazione degli spazi all’interno della propria casa.
Ci sono molte persone che, come la sottoscritta, tendono ad essere caotiche e spesso gli sforzi per fare meglio cadono nel vuoto, nonostante i migliori propositi.


Image courtesy of Stuart Miles / FreeDigitalPhotos.net

Per la maggior parte della mia vita non ho fatto che colpevolizzarmi per questo, attribuendo i miei insuccessi alla mancanza di volontà, oltre che a una sostanziale incapacità di base.
La realtà, invece, era molto più complessa e senza un forte shock, probabilmente non l’avrei mai scoperta.


La volontà  non centrava nulla, perché il responsabile era il caos dentro di me, quello che io consideravo la normalità, quindi se non riuscivo la colpa era solo mia.
Questa gran confusione, invece, poteva e doveva essere contenuta con strategie ben precise,  che io però ignoravo.

Certo, per comodità vi scrivo coniugando i tempi al passato, ma in realtà la condizione che vi descrivo non è affatto relegata al passato.
Adesso ho qualche strumento, oltre alla consapevolezza di poterne trovare altri più efficaci e questo mi regala tanta forza e qualche insperata gratificazione.

Se questo fosse un film, la parola FINE salverebbe la storia in chiave positiva, mentre in realtà il caos interiore è sempre in agguato, pronto a riprendersi il “suo territorio”.
Eccoci ritornati all’argomento che ha dato il via al post: la fase di arresto alla buona pratica del decluttero.

Secondo me, fa proprio bene alla casa e alla mente dedicare alcuni minuti delle proprie giornate a eliminare oggetti inutilizzati da anni, magari anche mezzi rotti, ma che non buttiamo perché “non si sa mai!”
Fa proprio bene alla salute togliere dagli armadi e dai cassetti i capi di abbigliamento che ci stanno troppo stretti o troppo larghi e che non indossiamo da anni perché nel frattempo neanche ci piacciono più. E’ addirittura salutare infilare in uno scatolo gli oggetti inutilizzati da secoli, per dargli nuova vita regalandoli a qualcuno che li utilizzerà.

Alcune volte poi accadono cose strane…
Riordini uno schedario e ti ritrovi immersa nel ricordo vivo, quasi bruciante, delle emozioni vissute appena un paio di anni prima.
Quaderni, block notes, fogli e perfino piccoli pezzi di carta carichi di appunti, frasi tratte da libri, pensieri e riflessioni personali…insomma, alla fine ti ritrovi con un malloppo, come quello che vedete in foto, di cose che avresti dovuto ricopiare e conservare meglio.



Dopo appena 15 minuti la pila di fogli  era alta almeno il doppio.
Di ritrovamento in ritrovamento: vi lascio con un pensiero scritto un paio di anni dopo la nascita di mio figlio (forse comprensibile solo a me stessa) ispirato di certo, dalla lettura di vecchi appunti.
Chissà, magari si trattava di un momento di decluttero come questo…

“Da quelle lettere nasceva la comprensione.
Era come osservare un pezzo di quell’insieme che era la mia persona.
Guardarlo, riconoscerlo e capirlo, per poi rimetterlo al suo posto, con l’impotenza di chi sa che non può più far nulla per recuperare ciò che si era perso in un tempo troppo remoto; l’impotenza di chi sa che non si può far nulla per entrare in possesso di un diritto che è stato negato.
Mi rendevo conto che ero tutto ciò, che non potevo farci nulla e sentivo che non potevo cambiare.
Impossibile dissotterrare radici tanto profonde. Come avrei potuto?
Mi sarei potuta accontentare di smussare quegli spigoli che colpivano, ferendole anche gravemente, le persone che il destino mi aveva messo accanto.
Mi sarei potuta accontentare, ma vedevo chiaramente la mia incapacità nel conseguire anche il più piccolo risultato. Peggioravo. Era questo che vedevo con chiarezza.
Le possibilità, gli obiettivi, le speranze…tutto sembrava scomparire, o meglio, dileguarsi in maniera costante. Ogni cosa sembrava liquefarsi.
Io stessa mi liquefacevo e ad un certo punto iniziai ad osservare il mio disfacimento con una inconsistente volontà di adoperarmi per superare il momento. Sapevo che non era un momento, ma una condizione che sarebbe perdurata per anni, o per tutta la vita”
Conservare e ritrovare tempo dopo, può anche servire a farti scoprire  che prima stavi pure peggio, quindi W il decluttero



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