lunedì 19 gennaio 2015

La lettera di un papà: i primi segnali di autismo

Questa è la lettera che mio marito ha scritto tempo  fa a un amico che non vedevamo da alcuni anni, per spiegargli come eravamo arrivati alla diagnosi di autismo per nostro figlio di appena due anni e mezzo.
Lui mi ha autorizzato a pubblicarla, nel caso lo ritenessi utile, e oggi credo che potrebbe esserlo perché ritengo che raccontare il percorso iniziale dei genitori e le loro osservazioni,  siano di grande aiuto per coloro che in questo momento  stanno iniziando il proprio cammino.


“Fin da quando è nato, Andrea è stato un bambino difficile; piangeva sempre, dormiva poco e dava segni di irrequietezza e agitazione.
Per i primi tre mesi non ci siamo preoccupati più di tanto (nota mia: io ero preoccupatissima, invece) perché tutti dicevano che era normale.

Dopo il terzo mese abbiamo iniziato a fare tutta una serie di visite specialistiche e analisi varie per capire se avesse qualche sofferenza fisica o qualche intolleranza alimentare, ma senza riscontrare nulla di particolare, e bisogna dire che Andrea cresceva in perfetta salute dal punto di vista fisico.
“E’ un bambino tosto (trd. monello)” dicevano i parenti, “Crescendo gli passano tutte cose”.
Ma quando a otto mesi non dava segni di cambiamento abbiamo deciso di farlo vedere ad un neuropsichiatra infantile.
Il mio ragionamento era questo: se Andrea è un bambino normale, e se crescere un bambino normale è cos difficile a quest’ora l’umanità si sarebbe estinta!
Oppure noi due siamo dei genitori totalmente incapaci! Ma la seconda ipotesi mi pareva abbastanza improbabile.

Poiché la pediatra riteneva che fosse tutto a posto, siamo dovuti andare a visita privata a pagamento.
Quando il neuropsichiatra ha visto Andrea si è sorpreso, dicendoci che in genere i genitori si accorgono che qualcosa non va intorno ai 18-24 mesi e che noi eravamo stati “bravi” a preoccuparci nonostante l’età di nostro figlio era di appena 8 mesi.

Ci disse che comunque con bambini così piccoli è difficile effettuare diagnosi precise, ma che c’erano segni evidenti (almeno per un occhio esperto) che Andrea avesse qualche problema, ipotizzando un “disturbo della processazione sensoriale”.
Ossia una difficoltà ad elaborare i segnali che riceveva dai sensi, e una disorganizzazione funzionale che gli impediva di compiere in maniera adeguata i gesti della sua età.

Nel particolare, in quel momento, pur non avendo problemi fisici o funzionali, non riusciva a stare in posizione seduta, cosa normale per un bambino di otto mesi, quasi che non riuscisse a capire l’utilità di quella funzione o fosse troppo distratto dal mondo circostante per eseguire questo semplice compito.
Ci disse anche di non  preoccuparci troppo, perché i bambini piccoli sono in continua evoluzione e ci prescrisse un ciclo di psicomotricità con una terapista di sua fiducia.

CONTINUA…



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2 commenti:

  1. Attendo la continuazione... e soprattutto, come sta adesso Andrea? E' migliorato? Sono la mamma di una bambina di 6 anni che forse potrebbe essere ADHD. Sempre sospettata, mai analizzata fino in fondo. Ora forse e' l'insegnante che spero convinca anche mio marito che un analisi e indagini piu' profonde devono essere intraprese... Ahime', periodo di forte ansia per me. Grazie per le vostre condivisioni.

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    Risposte
    1. Ciao e grazie per il tuo commento :-)

      Domani continuerò a copiare la lettera scritta da mio marito, lo prometto!
      I pensieri e le preoccupazioni tolgono molta energia e spesso mi ritrovo a fine giornata con la voglio di fare...nulla...anche se poi mi ritrovo a girovagare nel web e tra le pagine Facebook, assorbita dal solito argomento.

      Mi chiedi se Andrea è migliorato.
      Con molta sincerità devo dirti sì, ma con altrettanta sincerità devo aggiungere che ogni età porta con sé nuove difficoltà e sfide da affrontare.
      Ciclicamente lo vediamo fare passi indietro laddove ci aspettavano conquiste consolidate, però ho anche imparato che queste conquiste non vanno mai perdute e, anzi, spesso tornano portando con sé nuovi progressi.

      Andrea ha molti tratti che potrebbero far pensare all'ADHD e io ero convinta che si trattasse di questo nel periodo descritto in questo post che hai letto, quindi immagino un po' le difficoltà che vivi.
      Certo, mio figlio era un po' piccolo per fare ipotesi di qualunque tipo, soprattutto per un genitore, ma io non sapevo cosa fosse l'autismo, non ne conoscevo i sintomi e non sapevo nulla delle comorbidità.

      Credo, comunque, che i bambini vadano sempre supportati nella fase dello sviluppo, a prescindere dal fatto che si tratti di disabilità o semplici difficoltà.
      La paura è un grande ostacolo, che alcune volte non si riesce a superare perchè non si manifesta nei modi consueti.
      L'unica cosa che aiuta a superare la paura è un desiderio smisurato di sostenere il proprio figlio nella fase più importante dello sviluppo.
      Ti abbraccio forte, forte! :-)

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