giovedì 10 dicembre 2015

Calendario dell'avvento del blog: sorpresa n°10



L’amante e L’amante della Cina del Nord di Marguerite Duras
Li ho letti e amati entrambi.
Ho comprato “L’amante” di M. Duras e dopo pochi giorni leggevo già l’ultima pagina.


Qualche tempo dopo, non ricordo esattamente quando, sfogliavo le pagine del libro successivo “L’amante della Cina del Nord", senza capire perché mai una scrittrice così brava, potesse sentire la necessità di ripetersi.
Non era la seconda parte della scandalosa storia d’amore tra il cinese e la ragazzina francese, né un libro su ciò che avvenne prima.

Marguerite decise di raccontare la stessa identica storia: “Marguerite Duras, venuta a sapere della morte dell’uomo che era il protagonista dell’Amante, sei anni dopo riscrive la storia del loro amore…Ma la storia viene rivissuta, scavata, sviluppata, ingrandita, poiché in fondo essa costituisce la matrice di tutta l’opera di Duras…è riguardata con l’accanimento di chi vuol vedere tutto:l’orgoglio, la povertà, l’avarizia, la crudeltà della vita coloniale per i degradati. Non c’è più spazio per tenerezza o nostalgia”.

Credo sia stato il suo modo di elaborare il lutto, perché poco importa quanto sia distante la persona o la storia; quando una passione è stata intensa,  resta dentro l’anima per sempre.

L’amante

“Ho un vestito di seta naturale, lisa, quasi trasparente, prima era di mia madre, un giorno ha smesso di portarlo perché le sembrava troppo chiaro, e me lo ha regalato.
E’ un vetito senza maniche, molto scollato, di quel color bistro  che prende la seta naturale usata. Ricordo quel vestito. Trovo che mi sta bene. Mi sono messa una cintura di cuoio in vita, forse una cintura dei miei fratelli…Quel giorno dovevo avere quel famoso paio di scarpe di lamé dorato, con tacchi alti.
Non so che altro avrei potuto calzare quel giorno, allora porto quelle, saldo di saldi che mi ha comprato mia madre….Ma quel giorno non sono le scarpe la nota insolita, inaudita nell’abbigliamento della ragazza.
Quel giorno porta in testa un cappello da uomo con la tesa piatta, un feltro morbido color rosa, con un largo nastro nero….Nessuna donna, nessuna ragazza porta cappelli da uomo nella colonia, a quei tempi. Neppure le indigene….Quindici anni e mezzo. Sono magra, quasi gracile, con seni ancora da bambina, truccata di rosa pallido e rosso.
E poi quel modo di vestirmi che potrebbe far ridere e di cui nessuno ride. E’ tutto qui lo so.
E’ tutto qui e nulla è ancora compiuto, lo vedo dagli occhi, occhi che dicono tutto.
Voglio scrivere. Lo ripeto a mia madre: quello che voglio è scrivere. …E’ assolutamente contraria, non c’è nessun merito a scrivere, non è un lavoro, non è una cosa seria – in seguito dirà: è un’idea puerile”


L'amante della Cina del Nord...continua

 Tutte le immagini del calendario dell'avvento sono free e scaricate dalla Rete



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