mercoledì 23 dicembre 2015

Calendario dell'avvento del blog: sorpresa n°23



"I tre fortunati" di J. E W. Grimm



Un giorno un padre chiamò i suoi tre figli e regalò al primo un gallo, al secondo una falce e al terzo un gatto.
“Sono vecchio ormai” disse loro “sento che la morte è vicina e devo preoccuparmi di voi. Non ho denaro da lasciarvi, ma i doni che vi faccio, benché vi possano sembrare di poco valore, sono assai preziosi, purché ne sappiate fare buon uso. Cercate una terra dove non siano ancora conosciuti e farete fortuna.”

Alla morte del padre il maggiore partì con il suo gallo, ma ovunque andasse vedeva sempre un galletto in cima al campanile, che girava a seconda della direzione del vento; nei villaggi ne sentiva spesso il canto e nessuno si meravigliava di quell’animale, sicché non aveva grandi speranze di far fortuna.

Alla fine però giunse in un’isola, in cui la gente non sapeva cosa fosse un gallo e non sapeva nemmeno dividere il tempo.
Certo, capivano quando era mattina o sera, ma durante la notte, se non dormivano, non riuscivano a rendersi conto del tempo che passava.
“Guardate che magnifico animale” disse loro. “Ha una corona rosso rubino sulla testa e speroni degni di un cavaliere. La notte canta tre volte, sempre alla stessa ora, e la terza volta al levare del sole. Se invece canta durante il giorno badate bene, di certo sta cambiando il tempo.”
Alla gente dell’isola quell’animale piacque tanto che non chiusero occhio per sentirlo cantare la prima volta alle due, la seconda alle quattro e la terza alle sei del mattino.
Gli domandarono se l’animale fosse in vendita e quanto volesse.
“Tanto oro quanto può portarne un asino” rispose il giovane.
“E’ un buon prezzo per un oggetto così prezioso!” esclamarono concordi e gli diedero quanto aveva chiesto.

Quando tornò a casa con tutte quelle ricchezze i fratelli si meravigliarono e il secondogenito disse: “Mi metterò anch’io in viaggio! Voglio vedere di far fruttare la mia falce!”
Non si illuse troppo, perché non faceva che incontrare contadini con la falce sulle spalle. Ma alla fine anch’egli approdò in un’isola i cui abitanti non sapevano che cosa fosse una falce.

Quando il grano era maturo essi portavano i loro cannoni nei campi e sparavano sul raccolto.
Era un metodo alquanto improprio, qualche colpo andava a segno, altri anziché gli steli centravano le spighe e le disperdevano, sicché gran parte del raccolto andava perduto e per giunta c’era un baccano terribile.
Il giovane si recò sul campo con la sua falce e mieté il grano in silenzio e così velocemente che la gente lo guardava con gli occhi sgranati dalla meraviglia.
Erano disposti a dargli qualsiasi cosa chiedesse e gli diedero un cavallo con tanto oro quanto riusciva a portarne.

Anche il terzo fratello decise di piazzare il suo gatto alla persona giusta.
Partì come gli altri alla ventura e finché rimase sulla terraferma non  riuscì a trarre alcun profitto  dal suo dono: c’erano gatti da tutte le parti e in tale abbondanza che nella maggior parte dei casi i cuccioli venivano affogati.

Alla fine si fece traghettare su un’isola dove, fortunatamente, nessuno aveva mai visto un gatto, ma c’erano invece topi dappertutto, che ballavano sui tavoli e sulle panche, che il padrone fosse in casa oppure no.
La gente si lamentava di quella piaga, ma neppure il re nel suo castello riusciva a venirne a capo.
In ogni angolo c’era un topo che squittiva e rosicchiava quel che gli capitava a tiro.
Il gatto si mise all’opera e quando ebbe ripulito un paio di sale gli isolani pregarono il re di acquistare quell’animale meraviglioso.
Il re non esitò a pagare quanto il giovane gli domandò, un mulo carico d’oro. Così anche il terzo fratello tornò a casa ricco.

Il gatto intanto seguitò a dar la caccia ai topi del castello, divertendosi un mondo.
Ne uccise tanti che non si contavano più.
Alla fine gli venne una gran sete, allora smise di cacciare, allungò la testa nell’aria e si mise a miagolare:”Miao … Miao…”
Il re e tutti coloro che udirono quello strano grido si spaventarono e scapparono a gambe levate dal castello.
Il re tenne un consiglio straordinario per decidere sul da farsi e alla fine si stabilì di mandare un araldo al gatto, chiedendogli di lasciare il castello, altrimenti nei suoi confronti sarebbe stata usata la forza.

I consiglieri dissero: “Meglio i topi, ai quali siamo abituati, di questo mostro ululante”.
Un paggio dovette affrontare il gatto e chiedergli se intendeva andarsene dal castello.
Ma il gatto, la cui sete nel frattempo era aumentata, rispose soltanto con un: “Miao! … Miao!”
Il paggio intese: “No e poi nooo!” e riferì al re la risposta.
“Bene” conclusero i consiglieri “useremo la forza!”
Piazzarono l’artiglieria pesante e spararono contro il castello, mettendolo a ferro e fuoc.
Quando le fiamme raggiunsero la sala dove si trovava il gatto, questo fece un bel salto fuori dalla finestra. Ma gli isolani continuarono a sparare finchè il castello non fu raso al suolo.


Tutte le immagini del calendario dell'avvento sono free e scaricate dalla Rete




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